Angry Blonde

Un ringraziamento speciale a Stefano a.k.a. Betta per aver trascritto le pagine del libro ed aver reso possibile la realizzazione di questa sezione. La riproduzione sia totale che parziale di questo testo su altri siti internet è SEVERAMENTE VIETATA.
QUARTA DI COPERTINA
Malgrado l'impressionante quantità di dischi venduti, i concerti sold out in tutto il mondo, le centinaia di copertine, i continui passaggi televisivi e radiofonici delle sue canzoni, nonostante la più totale, maniacale e partecipe attenzione da parte di fan e dei mass media, Eminem rimane un enigma anche per se stesso. Angry Blonde raccoglie i testi delle canzoni che tanto hanno fatto discutere, ne ricostruisce la storia e l'ambientazione e propone un'inedita serie di immagini che ritraggono da vicino il mondo di Eminem. Ci offre così tutti gli elementi per entrare nella mente di uno dei geni della musica del nuovo millennio.
Eminem, pseudonimo di Marshall Bruce III Mathers, nasce il 17 ottobre 1972 a Kansas City. Cresciuto nei sobborghi di Detroit, collezionando un'incredibile serie di disgrazie e violenze, trova il modo di sfogare tutta la sua rabbia nel rap. Dopo un esordio in sordina - Infinite ('96) -, conosce il suo futuro produttore, Dr.Dre, al Rap Olympics di Los Angeles, dove conquista il secondo posto. E' proprio da questo incontro che nasce il suo alter ego musicale, Slim Shady, a cui dedica il suo secondo album The Slim Shady LP ('99). Dopo aver venduto oltre tre milioni di copie, si chiude nuovamente in studio di registrazione, alla consolle ancora di Dr.Dre, e nel 2000 pubblica The Marshall Mathers LP, successo mondiale che ha già venduto oltre otto milioni di copie.
E' Eminem è la figura più interessante nel panorama della musica pop ? Newsweek
? Il talento si imporrà, ed Eminem sta già avendo la meglio ? Rolling Stone
PREMESSA
La scena: una stanza d?albergo di Los Angeles, nel novembre del 1998. Eminem era in forma smagliante. Stava macinando rime praticamente da tutto il giorno e non mostrava segno alcuno di cedimento. Le parole fluivano dalla sua bocca come sangue da una ferita di coltello: parole scioccanti, bizzarre, comiche. Sono certo che le pasticche e il Bacardi avessero un ruolo in tutto ciò, ma la sua folle energia e il suo inquietante umorismo erano un vero spettacolo. Era come guardare un Pentium cerebrale creato per processare rime: il fanatico di musica rap che ha ascoltato migliaia di canzoni, le ha memorizzate e catalogate mentalmente, eppure non ha mai ripetuto le parole di un altro singolo rapper. Ti inchioda con una battuta fulminante ma sta già componendo i prossimi tre versi su di te.
Quando non faceva rap, freestyle, libere associazioni, commenti sulla gente intorno a lui, snocciolava una battuta dietro l'altra. Un gruppo di personaggi lì accanto ( amici, gente della label e tizi del management ) se ne stavano zitti a godersi il suo One Man Show: non c'era movimento o cenno che sfuggisse al suo occhio d?aquila e alla sua lingua tagliente. Prima completava la frase dell?interlocutore con un verso in rima dello stesso numero di sillabe per cui a ? Eddài, questo sound check lo dobbiamo fare ? seguiva prontamente un ? Un sacco si teste ho voglia di spaccare ?.
Poi prendeva di mira specificamente uno, per la delizia di tutti gli altri, temporaneamente in salvo dalla sua ira: ? Vaffanculo, pezzo di merda ! Il tuo futuro è merda vaffanculo vaffanculo ! ?. Aveva già licenziato il suo amico e manager Paul almeno sei o sette volte nell?ultima mezz?ora, ogni volta prolungando fino all?esasperazione lo scherzo ( Paul a quanto pare ci era abituato ). ? Sei così grasso che io ti licenzio. Sei così licenziato che io ti riassumo. ? Era una performance classica alla Eminem, e Marshall Mathers non era neppure una star, all?epoca. Quello era in effetti un momento magico nella carriera di Eminem: il punto esattamente precedente al Big Bang in cui il suo seguito underground stava raggiungendo la consistenza di una massa, proiettando a tutta forza nel mainstream della cultura pop. Em stava montando uno show senza il supporto di produzioni di label importanti, il che è una cosa piuttosto rara nel business della musica. Di fatto, tutto era nato dalla pressante richiesta dei fan, sorta sulla qualità dei suoi EP e delle sue uscite in vinile a dodici pollici. The Slim Shady LP era concluso, il lavoro con Dr.Dre era all?orizzonte, ma la musica era ancora disponibile solo in versione bootleg o scaricata e riprodotta da migliaia di persone prima che vedesse la luce in vinile. ? My Name is ? si era fatto strada tra le onde di alcuni programmi di musica rap e il riscontro era stato enormemente positivo.
Em era comprensibilmente felice e decisamente cosciente del nuovo modo in cui la gente intorno a lui cominciava a recepirlo. Teso nell?anticipazione degli eventi, aveva spinto al massimo la sua verve ritmica, ingaggiando furiose lotte con avversari immaginari prima di salire sul ring per l?evento clou. Quello era il suo giorno finale di prove per il grande spettacolo che di lì a poco sarebbe diventata la sua vita.
Marshall aveva scioccato persino i suoi amici più cari, un paio di settimane prima a New York, tagliandosi i capelli a spazzola e ossigenandosi. Se aveva un piano, di certo se lo stava tenendo per sé. Otteneva sollievo da quello che conosceva meglio, perdendosi felicemente in intricati schemi di rime e giri di frasi brillanti e irresistibili. Stava diventando sempre più chiaro che questo ragazzetto bianco nato e cresciuto nel quartiere sbagliato possedeva un tremendo, innegabile talento. Ben presto sarebbe stato evidente che era proprio la boccata d?ossigeno di cui la cultura pop aveva bisogno.
Di recente guardavo un documentario su Quincy Jones, in cui un mito vivente della musica dopo l?altro si susseguivano per rendere tributo all?uomo che molti considerano il più grande produttore di tutti i tempi. Con una trovata particolarmente affascinante veniva descritto il comportamento di Quincy nel momento stesso in cui è ispirato a scrivere musica: un raro documento filmato mostrava Quincy in una session di studio nei primi anni Ottanta, in piedi su un podio con uno spartito di fronte a lui. Perso nella terra della creatività, Quincy teneva la testa lievemente inclinata e in volto aveva un?espressione come di dolore, mentre scribacchiava furiosamente sul foglio di fronte a lui. La voce fuori campo commentava: ? E? come se ogni nota fosse una coltellata nella schiena ?.
Dr.Dre, il più grande produttore di musica rap, ha un livello di maestria del tutto quincyniano nel fornire a Eminem il tipo di ambiente in cui egli possa dispiegare le sue particolari abitudini di composizione. Eminem infatti compone le sue canzoni in brani di tre o quattro versi per volta, scritti con una grafia piccolissima, con palese indifferenza per la simmetria della pagina. Ogni volta che gli viene in mente una possibile rima, agita la mano destra avanti e indietro, battendo il tempo su un ritmo noto solo a lui. Se tutto tiene, il messaggio, le parole, e l?effetto della rima, ridacchia tra sé e sé e continua a scrivere con rinnovata intensità.
Questa tecnica pare funzionare: la scrittura di Eminem eleva il rap a forma d?arte, nel momento stesso in cui raggiunge un pubblico tanto grande quanto devoto. Una combinazione di idee brillanti, caustico senso dell?umorismo e insalubre odio di sé: quello che Em veicola è un valore vero di entertainment. E? il capro espiatorio per eccellenza: non importa quanto la vostra giornata sia stata brutta, la sua è stata peggiore. Molti lo vedono come un comico, ed è di certo vero che ha un?abilità e una tempistica da talento comico: ma in realtà sono la padronanza ritmica e linguistica a metterlo su un livello del tutto suo. Ogni canzone conduce chi ascolta in una corsa inarrestabile all?interno della sua anima deviante, con una pausa che dura giusto il tempo di deridere l?hip hop, la cultura pop e la società in generale, con la giusta dose di ritornelli accattivanti e giri di frase memorabili che non possono non catturare anche l?orecchio più insensibile.
E scrivere è solo la metà della faccenda. Ciò che rende Marshall un fuoriclasse è la sua etica selle performance. Eminem, per sua stessa definizione, è un topo da studio di registrazione che preferisce lavorare su una nuova canzone piuttosto che fare qualunque altra cosa al mondo. Perfezionista e virtuoso vocale, ha completato ? My Name is ? e ? Role Model ? nel giro di un?ora di riunione con Dr.Dre. La fervida immaginazione di Eminem trasforma le registrazioni in mini film dai molteplici personaggi con sequenze da cartone animato. Figure ricorrenti, come Ken Kaniff, Kim e di recente Stan, creano un mondo alla Simpson, pieno di disadattati e regolato senza pietà da un monarca imprevedibile.
Come i grandi che l?hanno preceduto ? Rakimm KRS-One, LL Cool J, Biggie Small e il suo eroe Tupac ? Em combina contenuto e stile in un nuovo, emozionante genere. Il suo attacco di instancabili rime multisillabiche accoppia parole e frasi con un?intensità che non si era mai sentita prima. Mentre il suo successo esplodeva nella stratosfera, Eminem rimaneva un tipo con i piedi per terra, anticipando le critiche, disprezzando se stesso prima ancora che lo facesse qualcun altro.
Beh, certo, poi è decisamente bianco. Non c?è granchè che possa fare. Per dirla con le sue parole, ?credo che proverò questa faccenda del bianco per un po?, per vedere se funziona?. C?è poco da fare, è il Larry Bird del rap: la razza non sarebbe un problema se non avesse tutto quel talento. E proprio come Bird, Em avrà sempre il suo posto tra gli individui famosi di tutti i tempi, rispettoso com?è di chi l?ha preceduto ma al tempo stesso rispettato in quanto forza creativa che spinge l?arte verso nuove altezze.
Tornando a Los Angeles, Eminem alla fine sale sul palco dopo la mezzanotte, il cervello offuscato da ore di freestyle e di indigestione di sostanze stupefacenti. Il locale gremito è fremente di vita ed elettricità mentre questo nuovo eroe atteggia il suo viso a espressioni di pura follia, sputando furiosamente nel microfono. Ci mette così tanta energia che a un certo punto inciampa, cade di schiena. Fatto al tempo stesso comico e rivelatore: Eminem è distrutto, disorientato, ubriaco. Ma il flusso di parole non si arresta.
Jonathan Shecter
Editor e fondatore di The Source
Presidente della Game Recordings
New York
Settembre 2000
INTRO
Ciao ragazzi. Vi piacciono i testi delle canzoni ? Vi piace leggere strampalate rime che vi fanno schizzare gli occhi fuori dalle orbite ? Se sì, allora questo piccolo pezzo di merd?oops, volevo dire di letteratura, è stato fatto pensando a voi. Questo libro è per quelli che si chiedono ?Che mai vorrà dire ??. E? per quelli che si chiedono esattamente cosa ci sia nel pazzo mondo della musica che mi ha permesso di mandare il mondo intero fuori di testa.
Questo libro è stato scritto da Slim Shady, a partire dalla mentalità di Marshall Mathers e visto dall?ottica di Eminem. Tutto chiaro ? Questo libro è per le persone che vedono troppe cose nelle parole che dico, quando alla fine dei conti?è tutto un gioco. La sola cosa che non è un gioco è la passione che ho nei confronti dell?essere un mc. E? il fondamento di tutto quello che mi fa essere così ?chiacchierato?. Io prendo tutto ciò estremamente sul serio. E? il modo in cui esprimo la mia creatività. Durante i bei momenti, i brutti momenti e anche i peggiori momenti della mia vita, somo sempre stato abituato a scrivere per esprimere quello che provavo. Sempre (specie negli ultimi anni) questo modo di fare mi ha messo nei guai. I testi che seguono sono una combinazione dei miei due album, e alcune rime extra. Vedrete che fin dal primo giorno, la mia attenzione è stata rivolta all?espressione dei miei stati d?animo, non importa quanto il soggetto fosse osceno.
Il mio primo album è una combinazione di tutto quello che mi è capitato durante i miei primi anni da mc frustrato. Volevo un pubblico per avere questa percezione di me come un ragazzo spensierato che ha un sacco di problemi ma cerca di non pensarci. Io volevo la gente per sentire il mio dolore, ma per dire che tutto è magnifico. Non mi lamento. Come dire che la mia vita è incasinata, ma vivibile. Le cose stavano così: più scrivevo e più mi calavo nei panni di Slim Shady, e più Slim Shady diventava uguale a me. Quello che realmente sentivo stava cominciando a venire fuori, e io non avevo bisogno di altro che di una valvola di sfogo per potermi scaricare. Avevo bisogno di un certo tipo do maschera. Avevo bisogno di una scusa per tirare fuori tutta questa rabbia, questo umorismo nero, il dolore, e la gioia. Inoltre, volevo avere la possibilità di dirvi di prendere dei funghetti allucinogeni, al limite, e di non starvi a preoccupare tanto. Fanculo. Ma quando l?album è uscito hanno cominciato a spalare merda sui miei testi. Un sacco di critici pensavano che ero figo, ma?è stato a questo punto che la gente ha cominciato a sovranalizzare le mie rime.
Mi ricordo perfettamente quando Kurt Loder era sugli scalini di casa mia a Detroit, mentre mi stava facendo un?intervista e mi ha detto: ?Allora la gente dice che sei omofobo?, eccetera eccetera. Da principio non ho capito da dove gli veniva questa impressione. Ero scioccato perché era la prima volta che sentivo una cosa del genere. ?Omofobo?? ho chiesto, ?Da dove esce questa cosa?? ?Beh, il testo originale di ?My Name is? dice: ?Il mio insegnante di inglese voleva scoparmi alle elementari / Il problema sta nel fatto che il mio insegnante di inglese è un uomo?.?
Secondo me non c?era assolutamente nulla di omofobico in questa strofa. ERA SOLAMENTE UNA STROFA ! Era solo qualcosa di divertente, ma come la stragrande maggioranza dei miei testi era stato analizzato troppo. Da quel momento, la gente ha cominciato a sparare ogni tipo di cazzate. Tipo che non sopportavo i gay. Io non odio i gay, semplicemente non sto su quella sponda. Questo non mi riguarda, non mi interessano le tematiche gay. Solo non copritemi con queste cazzo di accuse.
Più tardi tutta questa storia è finita in tribunale. Alla faccia del ?Lasciatemi essere me stesso?. Allora per tutte le anime gentili là fuori: lasciatemi fare cose come ?Who knew?, lasciatemi fare cose come ?My Name is?. E per tutta la gente che vuole sentirmi essere me stesso lasciate che possano ascoltare cose come ?Kill you? o ?Criminal? e ?Marshall Mathers?.
Sento che questa situazione non ha fatto altro che farmi diventare un mc migliore. Penso che col passare del tempo so fare meglio il mio lavoro . Ho sinceramente imparato così tanto da Dre, perché il perfezionismo del suo modo di lavorare è maniacale. Facendomi il culo con il più grande produttore di hip-hop, sono stato costretto a essere al top. Molto di più che starmene a cazzeggiare a Detroit a registrare le mie canzoni. Quando sono entrato in studio con lui, ho dovuto dimostrargli che ero qualcosa di straordinario?sono stato costretto a essere straordinario.
Il meglio che avevo imparato sulla musica, la massima naturalezza che provavo nello stare davanti a un microfono e il massimo per quello che riguarda il calarsi completamente in un personaggio. Ero arrivato al punto che non mi preoccupavo di rappare e recitare le rime, mi preoccupavo di più per la pronuncia, mi preoccupavo di riuscire a dire le strofe con autorevolezza o, quando era necessario, in maniera delicata. Ecco perché ho passato molto più tempo davanti al microfono per il Marshall Mathers LP. Non mi sono limitato a rappare in un solo modo, sputando le rime e buona la prima. Ho imparato a giocare con la voce. Ho imparato a farci cose che neanche immaginavo si potessero fare. Dopo il mio Slim Shady LP e l?album Chronic di Dre, ho semplicemente avuto molta più esperienza a stare davanti a un microfono. Ero capace di indossare i panni di Slim Shady e così mi sono incamminato verso il mio nuovo lavoro.
Dopo il Marshall Mathers LP sono salito di categoria. I flow, la caratterizzazione delle rime, e l?intero shebang. Dopo tutti questi anni mi sento come se finalmente fossi arrivato a qualcosa. Non sono un rapper superstar, né un sfottuto ragazzo bianco, ma un mc degno di rispetto. La gente si è finalmente accorta che so fare le rime. Cazzo di rime che si fanno ascoltare e che spaccano. Io magari rappo su questioni che agli altri rapper non passano nemmeno per la mente, ma alla fine di ogni giornata io rimango il più tremendo critico di me stesso.
Riascolto sempre le mie cose. Adesso quando sento le mie canzoni, mi stresso, pensando ?Avrei potuto tirare fuori qualcosa di meglio. Avrei potuto modulare meglio la voce, avrei potuto trovare parole migliori?. Anche piccolezze tipo ?Avrei potuto pronunciare quella P un po? meglio davanti al microfono?. Ascolto le canzoni, pensando ?Ok, ho fatto bene a venirmene fuori con questa idea, ma avrei potuto dire meglio questa rima?. Ci sarà sempre un cazzo di parola che avrei potuto dire meglio, che nessuno riuscirà a cogliere, ma io sì. Tipo l?articolo THE. Mi chiedo spesso se io non lo pronunci DA o se invece vada bene così. Così penso ?FANCULO! Avrei dovuto rappare di nuovo questa merda?. Perciò non importa se gli altri mi dicono che ho fatto tutto bene, io mi metto sempre ad ascoltare le mie cose con l?idea che avrei potuto farle meglio. Fino a che non smetterò di rappare, sarò sempre convinto che ogni volta riuscirò a cantare meglio di quella precedente. E questa è la teoria, il principio, e la regola più importante che adotterò per essere un mc.
STILL DON?T GIVE A FUCK
Questa è stata un? idea del mio manager, Paul. Un giorno mi chiama, quando ancora stavo in California, mi dice: ?Devi fare un ?Just Don?t Give a Fuck? parte seconda?. E io gli ho risposto: ?Va bene??Sill Don?t Give a Fuck? .? E lui: ?Dagli lo stesso tono?. Me l?ha detto mentre stavo già scrivendo un?altra canzone. Non mi ricordo che canzone fosse perché quando ero in California scrivevo come un pazzo. Specie dopo aver firmato il contratto, cercavo in tutti i modi di non perdere un colpo. Scrivevo sempre, registravo, tornavo a casa e scrivevo ancora. ?Still Don?t Give a Fuck? è una di quelle canzoni che ho scritto in quel periodo. Le percussioni sono le stesse di ?Just Don?t Give a Fuck?. L?unica differenza è che abbiamo aggiunto un piatto per tutta la durata del pezzo, mentre in ?Just Don?t? il piatto continua quel quanto che basta per dare un po? più di forza al tutto. Gran finale, Jeff della FBT aveva un loop di chitarra da malati i mente e a quel punto ho pensato: ?Ci siamo? e me ne sono venuto fuori con ?schizzo da un buco di locale / fermo una limousine / salto dentro il finestrino, con un demo / puntato?. In pratica lo stesso giorno avevamo il beat. Sono io che ho tirato fuori la canzone e il motivo. Volevo che questa canzone riassumesse l?intero album. Praticamente quello che la canzone dice è che non importa quello che dite di me o quello che pensate che io debba fare, o quale dovrebbe essere il mio sound o roba del genere?Non me ne frega un cazzo. Sono così, e così intendo rimanere.
I'M SHADY
Questa è una canzone che ho scritto nell?appartamento di Kim. Quanti ricordi! All?inizio l?ho composta su un pezzo di Sade. Mi è venuto in mente il giro del basso ed ecco la canzone bell?è fatta. La base ritmica ce l?avevo già, per cui abbiamo fatto il pezzo con le rime e tutto il resto. Poi mi sono messo a cazzeggiare con ?Pusherman? di Curtis Mayfield. E? buffo perché non è che in effetti abbia preso l?idea da Curtis Mayfield, ma da ?Power? di Ice-T. Non sapevo che Ice a sua volta aveva preso l?idea da ?Pusherman?. Io ho usato la melodia ma ho cambiato le parole.
JUST DON?T GIVE A FUCK
?Just Don?t Give a Fuck? è una canzone che ho scritto ai tempi in cui stavo a casa di mia madre. Era più o meno l?epoca in cui è nata Hailie. Non doveva avere neppure un anno. A un certo punto si era accumulata talmente tanta merda nella mia vita ? il non essere in grado di provvedere ai bisogni di mia figlia, il fatto di dovere vivere lì eccetera ? che a un certo punto non ce l? ho fatta più. ?Just Don?t Give a Fuck? è stata la seconda canzone per cui la gente che mi conosceva mi ha detto cose tipo ?ma di che cazzo stai parlando??. Perché vedete, non è che io normalmente parli di cose di questo tipo. Non è il mio genere di argomenti. La prima canzone che ho scritto si chiamava?non me lo ricordo nemmeno. Erano due buoni minuti di rap su delle stronzate pazzesche, roba lontanissima da quella che facevo di solito, bizzarra, da fantascienza, dato che ero un fuori totale. Era un pezzo che non aveva neppure un titolo e alla fine diceva ?signore e signori, avete assistito allo spettacolo di un giovane bianco drogato? e tutta un?altra serie di cazzate del genere, dato che si trattava di roba veramente strana per i miei standard. In quel periodo mi sono trovato anche a fare roba che normalmente non facevo, tipo prendere droghe e sbronzarmi. Ero davvero nella merda. Ero stufo marcio di tutto quanto. Io e Kim avevamo Hailie, il mio produttore della FBT era sul punto di scaricarmi, non pagavamo l?affitto a mia madre, e a tutto ciò si aggiungeva un mucchio di altra merda di vario genere. Così ?Just Don?t Give a Fuck? è stata la seconda canzone che ho scritto del tutto differente da qualunque altra cosa avessi fatto fino a quel momento. E? stata la mia prima vera canzone. E? stato allora che me ne sono venuto fuori con il ritornello di Slim Shady. In effetti ho pensato prima al nome e poi ho scritto ?Slim Shady / morto stecchito come Jim Brady? e a quel punto è venuto anche il titolo.
ROCK BOTTOM
?Rock Bottom? era un?altra canzone (eh sì) che ho scritto tra l?EP e l?LP. Quando l? ho scritta non avevo idea che sarebbe venuta fuori una cosa talmente triste. In realtà volevo fare un pezzo che tirasse su, ma quando eravamo lì seduti tutti insieme, Head aveva un campione che ci siamo messi a suonare sul ritmo e il risultato era davvero triste. Allora io ho detto fanculo, facciamo questa. Non c?è da sorprendersi ovviamente, dato che all?epoca ero ancora incasinatissimo. La notte in cui ho registrato la canzone mi ero impasticcato di brutto, avevo vomitato ed ero depresso da morire. Allora ho preso un tot di compresse di codeina. Il problema però è stato che ne ho prese troppe e sono stato malissimo. Ho scritto questa canzone subito prima delle olimpiadi del rap, che poi è stata proprio la settimana in cui mi hanno sfrattato dal mio appartamento. All?epoca vivevo proprio dall?altra parte della strada rispetto alla mia abitazione precedente, in una che si chiama Novara, a Detroit. Abitavo con altri due tizi ma un giorno un tipo mi ha detto che dove abitava lui l?affitto era più basso e perché non ci trasferivamo. Allora noi abbiamo detto, cazzo, l?affitto è più basso, e allora fanculo, trasferiamoci. Così io e uno dei due ci siamo sistemati nel suo appartamento dall?altra parte della strada. Noi davamo a lui i soldi dell?affitto ma il figlio di puttana non pagava. Si teneva i nostri soldi, metteva da parte e ci fregava allegramente. Così un giorno torniamo a casa e troviamo tutta la nostra roba in strada di fronte all?ingresso. E non siamo riusciti a beccare quel pezzo si merda. Ancora oggi non l?abbiamo trovato. Era davvero un periodo incasinato (sai che sorpresa) e mi sono sentito davvero come se avessi ?toccato il fondo?.
CUM ON EVERYBODY
?Cum on everybody? era un?altra canzone tra l?EP e l?LP. Volevo fare una parodia di un pezzo dance. Era l?epoca di Puffy, quando Puff era davvero al massimo. Per cui quando ho scritto la canzone ho pensato: ??e se ne facessi una canzone dance a modo mio?? e allora ci ho sbattuto dentro tutta quella roba ridicola e ci ho picchiato il ritornello ?cum on everybody?. Il beat originale è di Head. Il ritornello l?avevo già. Era stato facile: ?Coraggio tutti quanti questa notte / se mai ti capiterà di vedere un video di questa merda / ci sarò io vestito da mummia con i polsi tagliati / coraggio tutti quanti?. E di qualunque cosa poi parlassi nel corso della canzone, finiva sempre col diventare una roba dance.
MY FAULT
Il pezzo ?Lunge? che precede ?My fault? ha effettivamente ispirato la canzone dei funghi allucinogeni. Jeff della FBT e io eravamo in studio e avevamo appena buttato giù una canzone, ma stavamo cercando di produrre altra roba. Jeff era seduto, cazzeggiava canticchiando una cosa del tipo ?non volevo??. E non è stato lui poi ad aggiungere ?darti funghi?. Sono stato io a finirla così e poi abbiamo ricominciato insieme. Ridevamo e scherzavamo e a un certo punto lui ne ha fatto una versione più veloce, sincopata e ha cominciato a cantare ?non volevo darti funghi, ragazzina, non volevo?? e io ho rifinito il ritornello. A quel punto era notte fonda, per cui siamo tornati a casa e l?abbiamo prodotta il giorno dopo. Prima abbiamo fatto la traccia e poi io me la sono portata a casa e ci ho lavorato su. ?My fault? è più o meno la storia di un mio amico che ha avuto un brutto viaggio con l?acido. Ma era uno in gamba. Era lì sotto acido e parlava del fatto che era un buono a nulla, che non aveva un lavoro e di quanto fosse rovinato. Era davvero depresso e a un certo punto si era messo anche a piangere. Io gli ho detto: ?Yo, è tutto ok?. E poi ho pensato: ?e se scrivessi una canzone su una ragazza che va in merda dopo un brutto viaggio con i funghi allucinogeni??. Volevo che fosse un singolo. Ne avevo preparato una versione più pulita che ho messo nella colonna sonora di Celebrity Death Match. Interscope però non voleva pubblicarla come singolo perché dicevano che se fossi uscito con quella dopo ?My name Is? invece di ?Guilty Coscience? sarei sembrato un fottuto mollaccione. Due canzoni morbidine l?una dietro l?altra. Il che probabilmente mi avrebbe fottuto del tutto. Le canzoni, voglio dire, non i funghi.
'97 BONNIE AND CLYDE
Anche questo piccolo ?argomento di discussione? è stato scritto nel corso dell?estate del ?97. Come dicevo, in quel periodo mi stava precipitando sulla testa un sacco di merda. E? stato allora che io e Kim abbiamo smesso di vederci eccetera eccetera. A quel punto, vedete, non ci frequentavamo più, e lei usava mia figlia come arma contro di me, non facendomela vedere. In origine ho scritto questa canzone per prendermi una rivincita su di lei e perché potesse sentire quello che avevo da dirle. Non l? ho scritta pensando che un giorno avrei avuto un cazzo di contratto con una casa discografica e che un giorno sarebbe stata una hit di cui tutti avrebbero parlato. Voglio dire, al massimo pensavo che sarebbe girata per Detroit, ma non avevo idea che per questa canzone avrei firmato un contratto e sarei diventato famoso in tutto il paese. La ragione per cui l?avevo scritta era semplicemente per farla incazzare. Sono arrivato addirittura al punto di usare Hailie per il coretto in sottofondo. La prima esibizione musicale della mia bambina. A parte tutto, credo che sia una delle mie canzoni preferite, come idea. Il beat è stato inventato da DJ Head. A quel punto non suonava più come la versione di Bill Withers, dato che Head aveva scritto il giro del basso tipo ?tunt-tu-tunt tunt tad dunt, tunt-tu-tunt tunt tad dunt?. Ed è stato un attimo nella mia testa. Una canzone su me e mia figlia. Il momento era perfetto. Avevo il beat, avevo già pensato al ritornello e a cosa avrei dovuto scrivere. Ma poi ho pensato: ?Ma come faccio a scrivere una canzone su Hailie??. Non volevo fare una qualche stronzata sdolcinata, volevo riuscire a fare incazzare Kim. Ci ho messo un sacco di robaccia personale. Ma non mi importa. Vedete, ogni volta che qualcuno mi fa incazzare, io parlo di loro. E? una cosa tipo, tu mi fai incazzare, e io ti metto nelle mie canzoni. D?accordo, Kim, vuoi farmi incazzare? E io ti farò fare la figura della scema davanti a tutti. E questo mio atteggiamento non si limita a Kim, ma lo uso con tutti.
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